Lo stambecco alpino: così forte, così fragile

Progetto Alcotra Lemed-Ibex

Maschio di stambecco. Foto A. Rivelli.

Lo stambecco, ungulato simbolico dell'ambiente alpino, è da sempre associato nell'immaginazione dell'uomo all'agilità e alla forza. Il suo rapporto con l'uomo, dalla preistoria ai tempi moderni, l'ha tuttavia reso una specie fragile.
L'animale, da sempre preda ambita, è giunto sull'orlo dell'estinzione a metà del 1800, a causa della diffusione delle armi da fuoco, ma fortunatamente un centinaio di esemplari nella zona del Massiccio del Gran Paradiso è sopravvissuto grazie anche alla tutela di Riserve. Con una serie di operazioni di reintroduzione messe in atto nel secolo scorso lo stambecco si è diffuso su tutto l'arco alpino.
La drastica riduzione del numero di esemplari ha però causato un impoverimento del suo patrimonio genetico riducendo la capacità di adattamento ai cambiamenti ambientali e aumentando i rischi connessi all'insorgenza di patologie.

Con la biologa Alice Brambilla, ricercatrice presso l'Università di Zurigo "Institute of Evolutionary Biology and Environmental Studies" e collaboratrice del Parco nazionale del Gran Paradiso sulla base dei risultati delle più recenti analisi genetiche si conoscerà il reale stato di conservazione di questa specie: così forte, così fragile.

Venerdì 5 luglio, Entracque, Centro visita Uomini e Lupi, ore 17.

Dopo l'appuntamento offerta di aperitivo con degustazione prodotti locali.

La serata è un'iniziativa prevista dal progetto LEMED-IBEX è finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) nell'ambito del programma Interreg V-A Francia-Italia ALCOTRA 2014-2020.


Pubblicata il 15/04/2019