Una Riserva con tre "Ulmus"

Natura

Posa e pacciamatura di un olmo | B. Gallino.

La Riserva naturale dell’Oasi di Crava-Morozzo è davvero un piccolo paradiso di biodiversità per tutti i naturalisti: in una superficie di quasi 30 ettari, a cavallo di tre Comuni (Morozzo, Rocca de' Baldi e Mondovì), trovano rifugio ben 165 specie di uccelli, dei quali 50 nidificanti, tanti capanni di osservazione vicini ad altrettanti laghi e stagni, una miriade di insetti ed una vegetazione ricca e rigogliosa. Ma ciò che colpirà l'occhio attento dell'appassionato botanico che riesce a non farsi distrarre da versi e canti provenienti da ogni dove è la presenza di tutte tre le specie di olmo spontanee nell’Italia centro-settentrionale. In questo piccolo fazzoletto di terra delimitato da terrazzi fluviali incisi dal torrente Pesio, l'olmo cigliato (Ulmus laevis), quello più raro, rappresenta la popolazione più numerosa dell'intero Piemonte. Un tempo questo albero cresceva spontaneo lungo i fiumi della Pianura Padana: i tagli indiscriminati effettuati per far spazio alle coltivazioni intensive hanno ridotto al minimo il suo habitat tanto da renderlo un'essenza piuttosto rara.

Nella Riserva l'olmo cigliato è in forte ripresa tanto che la Regione Piemonte ha individuato questa popolazione quale bosco da seme per ottenere piantine per rimboschimenti mirati. L’olmo cigliato offre maggiori garanzie di successo rispetto alle altre due specie di olmo, il campestre e il montano (Ulmus minor e Ulmus glabra), che sono state decimate da un fungo (Ophiostoma ulmi, Buisman Nannf.): stiamo parlando della terribile grafiosi dell'olmo, le cui spore vengono trasportate da alcuni coleotteri scolitidi, che vivono sotto la corteccia degli alberi e creano gallerie nel legno del fusto causandone una graduale ed inevitabile disseccazione.

I semi degli olmi si diffondono per via aerea: sono samare tondeggianti che anche un leggero refolo di vento allontana dalla pianta madre alla ricerca di un terreno ospitale per germogliare. La samara dell'olmo cigliato, rispetto agli altri due cugini della stessa specie, è ricoperta da una leggera peluria, appunto da sottili ciglia. Al culmine della disseminazione anemocora, i tecnici del settore botanico dell'Ente, insieme agli operatori del Vivaio Regionale Gambarello, svolgono sistematiche raccolte di questi semi, che vengono messi subito a germinare in terriccio: questa specie infatti non può essere conservata a freddo nella banca dei semi, ma deve essere immediatamente messa in coltura perché, come per tutti gli olmi, la capacità germinativa si esaurisce in brevissimo tempo.

E' significativo che tra tutti i 220 alberi dichiarati monumentali della Regione Piemonte al 2018 solo 7 siano olmi e tra questi solo uno sia rappresentato da un olmo cigliato, a Cumiana in provincia di Torino, da considerare una rarità botanica specialmente per le dimensioni veramente eccezionali del fusto che raggiungono i 385 cm di circonferenza. In provincia di Cuneo tre sono gli olmi montani considerati monumentali: a Demonte, a Vernante e ad Ormea. Quest'ultima cittadina ha conservato addirittura la pianta di olmo nello stemma cittadino. Tanti gli elementi legati ad una pianta un tempo considerata preziosa e ricca di simboli che dimostrano che la conservazione delle piante è davvero un buon motivo di orgoglio per chi riesce a prendersi cura dell'ambiente in termini di conservazione e ricerca: una piccola rinascita che sottolinea ancora una volta che prendersi cura dell'ambiente naturale può generare solo buoni frutti, anzi semi! E.C.


Pubblicata il 10/06/2020
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