Un pugno d’erba per le mie capre

Letteratura

Il Colle dell'Arpione (Desertetto) | A. Rivelli.

Nuto Revelli, Un pugno d’erba per le mie capre

Qui a Tet ’d Ciuina, in queste poche baracche, una volta vivevano sessanta persone. Mio (nonno) aveva cinque fratelli. Uno si era fatto sette anni di guerra, della guerra del 1848, i’era turnà talment cun ’l sang sbüi (era tornato con il sangue così spaventato) che tutte le notti dava l’allarme, gridava nel buio. È poi morto per causa di quella guerra. Cinque fratelli sposati, otto figli in media per famiglia, in quaranta vivevano in queste tre baracche, e in più due altre famiglie, può immaginare se non c’era miseria.
Quando sono nato io a Desertetto vivevano settecentocinquanta persone sopra dei dodici anni, qui c’era il prete, settecentocinquanta che pagavano due lire l’anno, la quota per mantenere il prete. Sotto i dodici anni ce n’erano tan¬ti, la popolazione era sui mille abitanti.
Si mangiava patate. Me raine nonu (bisnonno) è quello che ha scoperto le patate. Ha visto attorno al forno delle piante strane, ha tirato fuori una patata: «Ma guarda ’n po che qualità ’d nissöi» (ma guarda un po’ che qualità di patatine selvatiche), perché loro prima mangiavano i nissói, una patatina selvatica grossa come un mezzo uovo. Ha fatto cuocere quella patata: «Uh che cosa buona». Allora hanno cominciato a seminare le patate, questo avveniva duecento anni fa, le prime patate mangiate a Desertetto.

[…] Se ci credo che l'uomo va nella luna? Sì che ci credo, perché la scienza è andata avanti in tutti i rami. Se leggo i giornali? Leggo sempre la “Guida” e “Famiglia Cristiana”, sono appassionato della lettura. Con l'inverno mi abbono a un quotidiano, così il postino viene a portarmi il giornale e vede se sono vivo o morto. Quando leggo dimentico che fa freddo, mi prendo delle panciate di freddo leggendo, quando mi accorgo che il freddo mi ha preso sono ormai tutto legato. Leggo con il lumino a petrolio, qui la luce elettrica non è mai arrivata.
Vivo solo, sono solo. Ho il mio cane Barbis e quattro gatti che mi tengono compagnia. I quattro gatti sono preziosi, se no i topi mi mangerebbero anche le scarpe.
[…] Sa che cosa è che mi regola il tempo che passa? E questa montagna che ho di fronte: quando il sole passa tra quei due corni è mezzogiorno. Adesso vado a prendere un pugno di erbe per le mie capre...

Da: Il mondo dei vinti (testimonianza di Giovanni Caranta, classe 1896), Einaudi, 1977.

Nuto Revelli (Cuneo, 1919-2004), ufficiale degli alpini in Russia e protagonista della Resistenza nel Cuneese, si è battuto per anni per dare voce ai dimenticati di sempre: i soldati, i reduci, i contadini delle campagne piú povere. Personaggio “di casa” nel Parco era intimo amico dei fratelli Dante Livio e Alberto Bianco, proprietari della Villa che ospita la sede dell’Ente Aree Protette Alpi Marittime. Alberto, primo presidente del Parco, accompagnò Revelli ad intervistare buona parte dei montanari della Valle Gesso pubblicate in “il Mondo dei Vinti”, volumi in cui è stata raccolta la sua ricerca sociologica e antropologica legata alla terra cuneese che ha “immortalato” le voci di una realtà (anni ’70) che stava scomparendo e ora definitivamente scomparso.


Pubblicata il 23/07/2020
Condividi su