De Cessole il "collezionista"

Letteratura

Victor De Cessole | Museo di Nizza.

In occasione dell'anniversario della conquista del Corno Stella, ultimo 3.000 delle Marittime a restare inviolato a inizio '900, dedichiamo la rubrica "letteratura" della settimana al ritratto di De Cessole, primo salitore della montagna, a cura di Pietro Crivellaro tra le migliori "penne" dell'alpinismo italiano.

Victor De Cessole il "Collezionista"

Sembra proprio che Victor Spitalieri De Cessole si sia convertito all’alpinismo ormai trentenne, in seguito al suggerimento del suo medico. Non sappiamo se per curare malanni fisici e psicologici. Iscrittosi nel 1889 al Club alpin des Alpes Maritimes, l’anno dopo il Cavalier De Cessole compie l’ascensione al Clapier da Madonna di Finestre. Il tremila più meridionale delle Marittime non presenta difficoltà ed è un balcone dal panorama straordinario che lo accende di entusiasmo per quelle montagne ancora poco sfruttate. Fino a quel momento sono state salite le cime più alte ed evidenti, cosicché sul finire dell’800 si trova a portata di mano la possibilità di esplorare tutto il resto, compresi l’Argentera, Gelas e compagnia dai versanti facili. De Cessole è un intellettuale benestante con la passione dei libri e degli studi di regionalismo, libero di disporre a piacimento del suo tempo. Forse è un malato immaginario perché i fatti proveranno che regge benissimo la rude vita montanara e in realtà gode di ottima salute. Così l’invito del dottore non fa che assecondare e spostare il campo degli interessi del suo paziente per gli studi sul territorio, accendendo così un’autentica vocazione che nel farà l’apostolo delle Alpi nizzardi e cuneesi.

Quell’infaticabile spilungone con il pizzetto è nato a Nizza il 20 dicembre 1859, pochi mesi prima che l’intera contea venisse ceduta dal Regno di Sardegna alla Francia. Oltretutto possiamo continuare a pronunciare all’italiana il titolo nobiliare di Cessole, perché deriva da un paesino in provincia di Asti. Nella città rivierasca l’alpinista neofita è già apprezzato per la sua attività di benefattore. Decisivo è il suo ruolo nella nascita dell’”Academia Nissarda”, mentre in parallelo alla sua attività in montagna, cresce il suo coinvolgimento nella sezione del Caf. Nel 1894 ne diventa segretario e nel 1900 presidente, carica che manterrà sino al 1932.

Come presidente della Section des Alpes Maritimes del Caf promuoverà la costruzione dei primi rifugi di là dello spartiacque, come il Nizza inaugurato nel 1901 in prossimità del Lago Lungo, ai piedi del Gelas sul versante Vésubie. Tre anni dopo intraprende la costruzione del rifugio della Haute Tinée, sopra il Lago di Rabuons che sarà inaugurato il 15 luglio 1905. Nella sua attività di dirigente fu anche il promotore di iniziative per la formazione dei giovani, le cosiddette carovanes scolaires.

Tornando all’attività alpinistica, dopo un periodo di tirocinio durante il quale ripete le ascensioni più ambite come l’Argentera e il Gelas, fin dal 1895 Victor De Cessole sperimenta con successo l’alpinismo invernale salendo le Cime di Nasta, del Brocan e del Mercantour. Da allora alternerà regolarmente l’attività estiva con quella invernale, a quel tempo del tutto pionieristica. Qualche anno dopo la sua confidenza con la montagna d’inverno farà di lui il padre dello sci nelle Alpi Marittime: nel 1909 fonda il primo sci club nell’ambito del Caf e promuove le prime escursioni sciistiche nelle stazioni di Beuil e Valberg.

La formidabile attività alpinistica di De Cessole, praticata intensamente fino alla Prima Guerra Mondiale, è testimoniata da una novantina di prima ascensioni assolute a cime vergini, e da un incredibile numero di vie nuove e prime invernali. Dopo la Grande Guerra, con l’avanzare degli anni, rallenta il ritmo, ma ancora nel 1924, all’età di 64 anni, lo troviamo sulla Testa del basto a cimentarsi su una via nuova con il collega Vincenzo Paschetta e la guida Jean Plent. Il tardivo sviluppo delle Marittime si riflette anche nello stile di De Cessole, alpinista ottocentesco che agisce al seguito di guide. Grazie alla sua intensa attività si formano intorno a lui i primi bravi professionisti della regione. Le due guide più dotate e predilette sono il citato Jean Plent e Andrea Ghigo di Valdieri.
Nello stile dei pionieri spinti da forti istanze scientifiche e culturali, il Cavalier Victor estende la sua indagine a tutti gli aspetti naturalistici e perfino etnografici delle montagne frequentate. L’imponente attività gli frutterà una cinquantina di pubblicazioni, in prevalenza relazioni delle nuove ascensioni e monografie sui singoli settori delle sue Alpi predilette, ma anche scritti di toponomastica, geologia, botanica. L’accuratezza e la modernità della sua indagine è testimoniata anche da sistematico uso della fotografia per documentare le sue ascensioni e ogni altro aspetto delle sue adorate montagne, come le gite sociali, i rifugi e la vita quotidiana dei poverissimi villaggi alpini.
Nella ricca biblioteca da lui donata alla Città di Nizza prima della morte, si trovano così più di settemila lastre, una miniera per la storia dell’alpinismo e la storia locale. Il nome di De Cessole è rimasto un po’ ovunque nella catena delle Alpi Marittime come quella di un pioniere. Le sue vie più significative si trovano nei gruppi dell’Argentera e del Gelas, sulla Maledia, sulla Saint-Robert, sulle Cime della Madre di Dio (dove è stata dedicata al suo nome quella centrale), sull’Asta soprana e sottana, sul Dragonet e sul Cougourda.

Ma la sua via capolavoro, emblematica di una carriera, è quella sulla sudovest del Corno Stella, compiuta il 22 agosto 1903 con i fidi Plent e Ghigo, purtroppo senza apparecchio fotografico al seguito. La sinuosa via De Cessole, che presenta vari tratti di 4° grado, espugnava con felice intuito la più bella struttura rocciosa delle Marittime ritenuta negli ultimi anni dell’Ottocento assolutamente inaccessibile.

Victor De Cessole il "Collezionista" di Pietro Crivellaro da Alp Grandi Montagne "Alpi Marittime", marzo 2002.

Pietro Crivellaro è giornalista e storico dell’alpinismo, oltre che alpinista e membro del Club Alpino Accademico Italiano. Ha tradotto e curato numerosi classici dell’alpinismo per la collana I licheni Cda&Vivalda, oltre a L’invenzione del Monte Bianco di Philippe Joutard (Einaudi 1993). Con Tararà ha pubblicato uno studio sulla lettera di Quintino Sella sul Monviso e la fondazione del CAI (Una salita al Monviso, 1998).


Pubblicata il 13/08/2020
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