Una tesi sugli schianti causati da Vaia

Tesi di laurea

Alberi abbattuti dal ciclone Vaia in Valle Pesio | Archivio APAM

Come tutti ricordiamo dal 27 al 30 ottobre 2018 l’Italia settentrionale è stata interessata da intense perturbazioni, in seguito al passaggio della profonda depressione di origine extratropicale poi denominata Vaia.
Il fenomeno ha raggiunto una portata eccezionale e ha prodotto violente raffiche di scirocco accompagnate da abbondanti precipitazioni, causando danni catastrofici che verranno ricordati come i peggiori mai provocati da una tempesta nella storia del territorio italiano. I danni più severi ed estesi si sono concentrati nelle regioni delle Alpi Orientali, con più di 41.000 ettari di superficie forestale severamente colpita. Tuttavia, alcuni schianti in foresta si sono verificati anche in alcune località della Valle d’Aosta e del Piemonte, e in particolare in Valle Pesio.
In questa zona, gli episodi tempestosi violenti non sono frequenti e i danni causati da “Vaia” rappresentano un evento eccezionale. Infatti, se a livello europeo le tempeste di vento rappresentano il principale agente di disturbo sulle foreste, nelle Alpi occidentali i danni severi sono piuttosto rari e spesso i venti più forti sono legati a locali interazioni con l’orografia o le correnti provenienti dal mare. L’evento sulle foreste della Valle Pesio ha coinvolto circa 150 ettari di popolamenti forestali, rientranti nel territorio di competenza dell’Ente di Gestione Aree Protette delle Alpi Marittime: le essenze più colpite larici e abeti bianchi.

La tesi, elaborata da Lisa Salvatico, del Corso di Laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie dei Sistemi e dei Territori Forestali del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino, con relatore il Prof. Renzo Motta e correlatore il Prof. Matteo Garbarino ha definito la distribuzione dei danni a livello locale e ha cercato di comprendere le dinamiche che hanno favorito tale impatto, ricercando quei fattori, biotici e abiotici, che hanno determinato la vulnerabilità dei popolamenti piuttosto che la loro stabilità.
Il lavoro si è svolto in diverse giornate di rilevamenti sul campo, seguito dalla fase di elaborazione dei dati raccolti (severità e tipo di danni, distribuzione di frequenza dei diametri del tronco, composizione specifica e statistiche di popolamento, effetti degli interventi selvicolturali, variali topografiche, strutturali, presenza di latifoglie).

È stata riscontrata una presenza diffusa di ribaltamenti della zolla radicale causati, con buona probabilità, dalla saturazione idrica del suolo, dovuta alle abbondanti precipitazioni che hanno accompagnato la tempesta. C’è inoltre la possibilità che alcuni interventi selvicolturali più recenti possano aver avuto un ruolo nel favorire una maggiore incidenza degli schianti, determinando una temporanea destabilizzazione. La distribuzione dei danni su scala locale potrebbe poi, verosimilmente, essere stata influenzata dalla topografia del territorio e dalle direzioni assunte delle folate di vento.
Il messaggio finale della tesi ribadisce che eventi di questo tipo possono rappresentare un’importante occasione per rivalutare le scelte gestionali passate e per indirizzare gli obiettivi della selvicoltura ancora con maggiore determinazione verso il miglioramento della stabilità degli ecosistemi forestali, nell’ottica di prevenire e mitigare i possibili danni e le loro conseguenze economiche e sociali.


Pubblicata il 18/08/2020
Condividi su