Un mondo magico

Letteratura

Il Monte Bego | G. Bernardi.

Un mondo magico di Folco Quilici.

All’estremità meridionale della catena alpina, la cima forse più famosa di tutta quest’area. Quella del Monte Bego. La sua vetta domina la Valle delle Meraviglie. Le sue acque (ghiacciai mutati in piccoli laghi) e molte sue rocce sono luoghi sacri. Si conserva infatti, qui, il tesoro di oltre 30.000 incisioni rupestri. Valore sacrale d’ogni pietra, perché questa zona montana fu il cuore venerato dal preistorico popolo dei Liguri, diffuso ben al di là dei confini attuali. Di fronte a pietre che essi veneravano si soggiace all’incantesimo della preistoria. Se ne intuiscono i valori magici. È la suggestione di luoghi e di simboli, il sole, il toro, un toro e l’acqua.
D’acqua è ricca la Valle delle Meraviglie, i cui graffiti furono da alcuni studiosi ritenuti solo rozze forme espressive di pastori costretti alla solitudine. Oggi però si oppone una ben diversa interpretazione. Si è certi che in riva a queste acque, accanto alle sorgenti e nei precari rifugi ricavati tra le rocce, non riposarono soltanto pastori erranti. Ma pellegrini. Contadini e allevatori delle valli sottostanti giungevano, bivaccavano, incidevano i loro ex voto, un campo arato, un toro protettore e vigilante.
Simboli graffiti tutti come invocazioni alla divinità celata nel Monte Bego (Bekkos era il dio dei liguri antichi). Chi con grande fatica giungeva sin qui, alla montagna, a Dio, e univa la sua preghiera a quella di uno stregone più volte rappresentato nei graffiti, poteva implorare aiuto per ottenere fertilità e fortuna.

[...] Raggiungere le rocce della cima significava abbandonare il mondo reale, per entrare in quello magico, ignoto. Giungere in un punto dove il sole era forse più vicino, dove si poteva immaginare che anche la luna potesse mutare la notte in giorno. Lasciando la Valle delle Meraviglie, si può ricordare il poeta Ito Ruscigni che ha scritto:
Chi vuol capire,
sulla Montagna s’inerpichi
E in un dirupo
getti il libro
Lo sfoglierà il vento
Il vento lieve, carico di profumi pungenti, in queste valli. Dove le radici di queste Alpi Marittime affondano in un altro elemento senza misura. Le acque del Mediterraneo.


Folco Quilici, nato a Ferrara nel 1930 e mancato nel 2018, è stato viaggiatore e documentarista, anticipatore del cinema subacqueo, ha dato vita a un genere tra l'esotico e l'etnografico. In film come Il dio sotto la pelle (1974, con C. A. Pinelli) ha denunciato i guasti ecologici legati al saccheggio della natura. Tra le sue produzioni va citato L'uomo europeo (1981, libro e serie televisiva), un'inchiesta cui hanno collaborato lo storico Fernand Braudel e l'antropologo Claude Lévi-Strauss. Negli anni '80 curò la trasmissione Geo di Rai 3.


Pubblicata il 03/09/2020
Condividi su