Desertetto, la valle sospesa

Letteratura

Foto Lara Bacciega

Desertetto, la valle sospesa di Lara Bacciega

La conca in cui sorge Desertetto è un valle sospesa.
Significa che ha un fondo posto su un rilievo più alto rispetto alla valle glaciale principale nella quale sbocca. Ma non è solo geologicamente che si può parlare di sospensione nel caso di questo paese, che già dal suo toponimo fa pensare a un luogo spopolato, solitario.
La sospensione si percepisce anche come sensazione. La si avverte, per esempio, vagando in mezzo ai vecchi ciabot diroccati oppure a quelli ristrutturati per uso temporaneo, come casa di vacanze. Quasi nessuno vive più qui. Armando ed Elisabetta ci trascorrono solo qualche mese per lavorare, prima di tornare giù a Valdieri. Preparano il formaggio in casa con il latte delle loro pecore, che fanno pascolare tra le strutture della vecchia pista di sci ora abbondonata. Ci sono ancora la biglietteria con i prezzi esposti, il capanno con gli skilift ammassati e il vecchio punto ristoro con le vetrate rotte a ricordare un periodo di boom di presenze turistiche e di afflusso di sciatori, negli anni Ottanta.
Salendo su verso il Colle dell’Arpione, percorrendo una stretta mulattiera, si trovano le tracce della vecchia cava di marmo. Qui, fino agli anni settanta del Novecento, veniva estratto il famoso cipollino dorato, utilizzato per la costruzione del Palazzo Reale di Torino, ma che anche varcato i confini nazionali per essere impiegato a Londra, a Buenos Aires, a Bangkok, a Tripoli, all’Avana, a Sofia.
La cava ha portato la popolazione del paesino a crescere fino a seicento abitanti all’inizio del XX secolo, qualcuno dice addirittura duemila. Si può vedere ancora quel che resta delle strumentazioni e delle strutture utilizzate per il trasporto a valle del materiale estratto: barili arrugginiti, lattine e tappi sparsi in mezzo all’erba, tra le pietre.
Ho riscontrato in questi luoghi un forte potere evocativo. Il loro carattere insoluto e i loro segni, materiali o meno, possono infatti favorire l’immaginazione, in un tentativo di ricostruzione del passato o magari richiamando storie personali, propri immaginari e paesaggi interiori .

Lara Bacciega nel 2018 è stata ospite della Valle Gesso in qualità di under 35 selezionata con altri quattro artisti per il progetto Sconfinamenti a cura dell'associazione Contardo Ferrini. Un'iniziativa che ha debuttato l'anno precedente in Valle Grana per avviare un racconto contemporaneo dell'area alpina cuneese. L'esperienza ha prodotto una mostra, un catalogo, un film a cura di Erika Liffredo. Bacciega è stata la vincitrice di "Sconfinamenti" con un reportage e il racconto pubblicato


Pubblicata il 10/09/2020
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