Divieto ai fuochi dal 1° novembre al 31 marzo

Provvedimento per prevenire gli incendi e l'inquinamento dell'aria

A fine settembre il Consiglio regionale ha approvato, all’unanimità, la nuova Legge di prevenzione ed estinzione degli incendi boschivi (L.R. 15/2018). Un provvedimento atteso da tempo, soprattutto dopo i roghi avvenuti in Piemonte nell’autunno 2017.
All’articolo 10 comma 2 la norma prevede “il divieto di abbruciamento di materiale vegetale sull’intero territorio regionale tra il 1º novembre e il 31 marzo dell’anno successivo”.
In sostanza, non si possono più bruciare i componenti secchi della vegetazione come erba, foglie o rami degli alberi. Una pratica che negli ultimi decenni è andata a sostituire le vecchie tecniche, imperniate sulla conservazione e valorizzazione "del secco", e che ora sta impoverendo i terreni (perché è ricorrente l'abuso all'abbruciamento) dei castagneti da frutto. Una pratica che rende le piante più deboli e soggette a malattie.

L'abbruciamento di materiale, in particolare quello verde, provoca emissioni in atmosfera di diossina, anidride carbonica, polveri sottili... che per effetto dei venti contribuiscono a rendere irrespirabile l'aria nei fondo valle e soprattutto nella Pianura padana. Non solo, il biossido di azoto prodotto dalla combustione favorisce i fenomeni di eutrofizzazione, delle piogge acide ed è precursore delle polveri sottili secondarie.

Un divieto certamente difficile da digerire dai conduttori di fondi ma supportato da innumerevoli buoni motivi, le cui ricadute andranno a beneficio di tutti i cittadini.

L’assessore all’Ambiente della Regione, Alberto Valmaggia. “Il divieto nasce da due esigenze parallele. La prima riguarda l’impatto che, anche il dar fuoco a sostanze vegetali, ha sulla qualità dell’aria respirata. In particolare nel periodo invernale. Infatti, le analisi e gli approfondimenti effettuati dall’Arpa Piemonte e tutti gli studi sulle cause dell’inquinamento atmosferico pongono, accanto al traffico veicolare e al riscaldamento domestico, proprio le emissioni da biomassa e l’abbruciamento di materiale vegetale fra le sorgenti più significative dello stesso. Con i conseguenti rischi per la salute umana. I picchi di sforamento rispetto ai parametri europei sono concentrati soprattutto nel periodo invernale e sono aggravati dal fenomeno dell’inversione termica. Inoltre, in attuazione dell’Accordo del Bacino Padano il medesimo divieto è previsto sull’intero territorio delle quattro regioni coinvolte: oltre al Piemonte, la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna”.

Una situazione che andava affrontata di petto. L’introduzione del divieto, infatti, rientra tra le misure urgenti per rispondere alla reale problematica sanitaria posta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha registrato oltre 90 mila morti premature all’anno nel nostro Paese dovute all’inquinamento atmosferico. Inoltre, la Commissione Europea ha deferito l’Italia, insieme a Germania, Francia, Romania, Regno Unito e Ungheria, alla Corte di Giustizia per il mancato rispetto dei valori limite in atmosfera del biossido di azoto e per aver omesso di assumere le misure appropriate per ridurre al minimo i periodi di superamento. E ancora l’Italia, con Ungheria e Romania, è sempre stata deferita alla Corte di Giustizia a causa dei livelli costantemente elevati di Pm10. “In termini pratici - sottolinea Valmaggia - questa situazione se non affrontata con provvedimenti appropriati, oltre all’aumento del numero delle morti per il perdurare degli inquinanti in atmosfera, potrebbe costare al Piemonte una multa tra gli 80 e i 100 milioni di euro. Importo rilevante che ricadrebbe nelle tasche dei cittadini”.

Ma non solo. “Non esistono riferimenti normativi europei o nazionali che prevedano il ricorso all’abbruciamento come strumento sanitario o fitosanitario anche per affrontare casi di epidemie. Attualmente, infatti, esistono strumenti più efficaci in grado di evitare i rischi sanitari che, al contrario, risultano maggiori proprio con la pratica del bruciare materiale vegetale nei boschi”.

La seconda motivazione del divieto “E’ legata agli incendi boschivi, i quali, nello scorso autunno, in Piemonte sono stati molto devastanti. Un problema che sul nostro territorio regionale si fa sentire di più proprio nella stagione invernale. Negli anni passati, quando le previsioni meteo segnalavano il pericolo, venivano emesse ordinanze, anche per lunghi periodi, che vietavano di dare fuoco ai materiali vegetali. Creando, però, sempre parecchia incertezza nella popolazione sulla possibilità o meno di bruciare”.
Per questo la Regione: “Ha deciso in via preventiva un divieto generale di abbruciamento per un tempo ben definito - dal 1º novembre al 31 marzo - che non crea più confusione e fissa un paletto importante”.

“Sempre per combattere i cambiamenti climatici e migliorare l’aria che respiriamo - prosegue Valmaggia - stiamo attuando azioni per regolamentare e rendere più efficiente l’uso dei generatori a biomassa, come stufe e caminetti. Temi nuovi e importanti sui quali è utile confrontarsi e approfondire le questioni”.

Per raggiungere quest’ultimo obiettivo l’assessore Valmaggia è disponibile a incontri sul territorio per illustrare i contenuti del Piano della Qualità dell’aria che la Regione sta per approvare. Il documento contiene diverse misure sul fronte agricolo, energetico, industriale e dei trasporti studiate in sintonia con le altre Regioni del Bacino Padano.


Pubblicata il 31/10/2018