Intervento del CGC per una predazione sulla collina di Torino

Attività del Centro Grandi Carnivori

Un'immagine dell'intervento sul posto | Città Metropolitana di Torino

Nella giornata di martedì 7 gennaio è stato ritrovato morto e parzialmente consumato un vitello di angus appena nato, all’interno del recinto dell’Ipla - Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente, nell’area boscata sopra Corso Casale a Torino.

Da subito è stato sollecitato l’intervento del Centro di Referenza per i Grandi Carnivori della Regione Piemonte, che si è mosso di concerto con le Aree Protette delle Alpi Marittime e del Po e Collina Torinese, con Ipla, Città Metropolitana di Torino e l’IZS-Istituto Zooprofilattico Sperimentale per comprendere nel dettaglio la dinamica dell’episodio. È intervenuto sul posto anche il Vicepresidente della Regione Carosso per valutare di persona l’entità del fatto.

Al momento l’IZS sta eseguendo le analisi genetiche sui campioni di saliva prelevati dalla carcassa per stabilire da quale animale sia stata consumata (se lupo, cane o altro). Da un primo esame del tecnico della Città Metropolitana Paola Bertotto sembra che il vitello appena nato non si fosse ancora alzato sulle zampe, in quanto gli zoccoli non erano sporchi di fango. La necroscopia svolta dall’IZS ha infatti valutato che non erano presenti morsi sul cadavere compatibili con una predazione, ma solo consumazione. Quindi il vitello probabilmente già alla nascita non era in buono stato di salute. “È possibile che la predazione o comunque il consumo della carcassa siano attribuibili al lupo, in quanto segni di presenza e fototrappolaggi confermano la presenza di un branco di minimo quattro esemplari nella zona di Casalborgone, distante una quindicina di chilometri dal luogo del ritrovamento. Considerando che un branco di lupi ha un territorio minimo di circa 250 chilometri quadrati potrebbe trattarsi degli stessi animali. D’altronde però i segni di consumazione non sono tipici del lupo e qualche dubbio rimane. Le analisi genetiche saranno importanti per chiarire la questione” ha spiegato la biologa Francesca Marucco, coordinatore scientifico del Centro Grandi Carnivori e del progetto LIFE WolfAlps.

Che si tratti di lupo per il momento è solo un’ipotesi: nei prossimi mesi quindi si attiverà un vero monitoraggio istituzionale dell’intera collina di Torino e della provincia di Asti, in collaborazione con tutte le Istituzioni territoriali e con l’aiuto dei cittadini che vorranno contribuire a capire nel dettaglio l’entità della presenza del lupo o di eventuali cani vaganti nella zona.

Per quanto riguarda l’evento di predazione e per far si che non si ripeta, si è valutata la casistica locale per mettere in atto un intervento efficace di prevenzione. All’interno dell’area recintata erano presenti altri due vitelli e alcune vacche, sprovviste di una protezione adeguata contro eventuali predatori. Per questo ieri pomeriggio alle 14.00 gli specialisti del Centro Grandi Carnivori, insieme ai guardiaparco delle Aree Protette delle Alpi Marittime e del Po Cuneese, al presidente e al personale dell’Ipla, i tecnici della Città Metropolitana, e all’Assessore Regionale Carosso con la sua squadra, si sono recati sul luogo per posizionare dei sistemi di prevenzione, nello specifico recinzioni mobili elettrificate, per prevenire future predazioni ai danni dei vitelli rimasti. Sono state inoltre posizionate dal Corpo di vigilanza dei Parchi delle fototrappole per cercare di valutare l’effettiva presenza di lupi o cani vaganti in zona.

A prescindere dal fatto che il vitello sia stato consumato da lupi o cani, l’intervento tempestivo della squadra inter-istituzionale permetterà di ridurre l’eventualità di altre predazioni ai danni della piccola mandria di Ipla. Sarà tuttavia fondamentale nei prossimi giorni proseguire il lavoro, fornendo a tutti gli allevatori della zona informazione e supporto adeguati, in modo che possano dotarsi di sistemi di prevenzione efficaci. Dal momento che è stata documentata la presenza a breve distanza di esemplari di lupo, è infatti importante che fin da subito i predatori non si abituino ad attaccare il bestiame, impattando la zootecnia locale, ma si nutrano soltanto di fauna selvatica che, soprattutto nel caso dei cinghiali, è abbondante in zona.


Pubblicata il 10/01/2020
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