C'è inquinamento da plastica sulle Alpi occidentali?

Ricerca scientifica

Franco Borgogno con un rifiuto raccolto al Valasco.

Franco Borgogno giornalista scientifico e ricercatore, nel 2021, ha coordinato il progetto “Stop the Alps becoming plastic mountains” ideato per misurare la presenza dell’inquinamento da plastica nelle Alpi occidentali e per fare iniziative di divulgazione e di sensibilizzazione sul tema.
Il progetto ha una sua naturale prosecuzione quest’anno con CleanAlps che propone di ripulire i sentieri delle nostre montagne. Borgogno ha scritto per “Messaggi dalle Aree Protette Alpi Marittime” un resoconto della ricerca effettuata nel Parco.


Il progetto Stop the Alps becoming plastic mountains ci ha permesso di studiare l’inquinamento da plastica sulle Alpi occidentali, compiendo un lavoro sinora completamente inedito. E l’azione verrà ampliata dal nuovo progetto, ‘CleanAlp’, che si svilupperà fino al luglio 2023. In questo importante lavoro di studio, finalizzato alla tutela e alla valorizzazione delle Terre Alte, abbiamo voluto inserire i territori delle Alpi sud-occidentali, con un occhio di riguardo all’aree del Parco delle Alpi Marittime, che mi stanno particolarmente a cuore. L’Ente si è subito reso disponibile a collaborare e questo ha contribuito al successo del lavoro scientifico e divulgativo.
L'inquinamento da plastica è normalmente associato al mare e alle aree urbane, pochissimo si è indagato sulle aree montane: generalmente si ritiene che queste siano esenti. Sbagliando. A poco vale la considerazione che andare in montagna possa richiedere una motivazione e passione naturalistica maggiore rispetto ad altri ambienti: basta osservare un qualunque bivacco alpinistico per sapere che passione per la natura non corrisponde necessariamente ad attenzione per la natura.
In questi anni alcune ricerche avevano documentato la presenza di microplastiche (convenzionalmente si intendono i frammenti il cui lato più lungo misura da 0.3 a 5 millimetri) nei ghiacciai, un paio – una sui Pirenei francesi e una sulle Alpi valdostane, a cui avevamo partecipato nel 2019 - nella neve montana, ma sempre su aree ristrette e con singoli prelievi. Con European Research Institute abbiamo quindi pensato che fosse il momento di passare a un’azione di sistema anche per le Alpi, già duramente colpite dal cambiamento climatico. Lo scopo del progetto era quello di salvaguardare l'habitat alpino di bassa, media e alta quota, uno degli ultimi ambienti parzialmente incontaminati dell'Europa meridionale, straordinariamente prezioso per tutta l’area, dal punto di vista ecologico, culturale, sanitario, economico.

Nel corso di Stop the Alps becoming plastic mountains abbiamo svolto 20 campionamenti di neve, quattro nelle Alpi sud occidentali, tra Liguri e Marittime: Monte Pianard (9 febbraio 2021, guardiaparco Erik Rolando), cima Artesinera (10 febbraio 2021, guardiaparco Erik Rolando), pressi del rifugio Pagarì (2 aprile 2021, prelievo effettuato dal gestore del rifugio Aladar Pittavino) e piano superiore del Valasco (6 aprile 2021, prelievo effettuato da me e dalla collega Susanna Canuto con Giorgio Bernardi, del Parco delle Alpi Marittime).
Ebbene, contrariamente a quanto tutti coloro che conoscono questi luoghi possono pensare, l’unico campione completamente esente da microplastiche è stato quello prelevato al Piano del Valasco. I tre altri campioni contenevano una microfibra ciascuno. Considerate che i campioni contenevano pochi decilitri d’acqua: potenzialmente in quell’area c’è qualche milione di microfibre/microplastiche. E così è stato in generale per tutti i prelievi effettuati dal lato piemontese del Gran Paradiso fino alle Marittime. Una distribuzione omogenea e costante, nessun’area è stata indenne.

Cosa significa? Che le microplastiche, in parte rilasciate dal consumo dei materiali sintetici che indossiamo, in realtà arrivano anche trasportate dagli elementi (venti e precipitazioni) dalle vicine aree urbane.

E durante la pulizia dei sentieri, com’è andata?
Cinque le destinazioni in valle Gesso: rifugio Ellena-Soria, lago inferiore di Valscura, lago Brocan, laghi di Fremamorta, rifugio Pagarì.
Abbiamo percorso un totale di 87 chilometri raccogliendo 17,5 kg di rifiuti di plastica, una media di 4,97 kg a chilometro, in media perfetta con quanto raccolto nelle altre aree in cui si è sviluppato il progetto (98 kg in 197 km). Provate ad alzare un qualunque oggetto di plastica (sacchetto, bottiglia vuota, confezione di merendina…) e capirete quanto sia grande la quantità di quasi mezzo chilo a chilometro.

Gli altri livelli di azione del progetto sono stati quelli dell’educazione e della formazione. I numeri parlano da soli: 8 scuole, 33 classi, 660 studenti coinvolti (dalle elementari alle scuole superiori); 19 eventi di formazione per professionisti della montagna, 56 ore, 380 partecipanti. Un lavoro di conoscenza e sensibilizzazione che è solo all’inizio.

Tutto questo, infatti, proseguirà durante CleanAlps, in partenza in questi giorni e che durerà fino a luglio 2023. Il lavoro di pulizia dei sentieri diventerà anch’esso ricerca scientifica: durante 40 escursioni, i rifiuti raccolti verranno anche censiti per tipologia.
Chiunque potrà partecipare alle nostre attività, essere protagonista della ricerca e della difesa dell’ambiente, seguendo il protocollo e le indicazioni che forniremo ad ogni partecipante: basta contattarci alla mail b.franco@eri.net.in oppure sulla pagina Facebook di progetto CleanAlps.
Questi dati saranno i primi disponibili in assoluto – nel mondo - per l’ambiente montano.


Pubblicata il 10/03/2022
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