Morozzo, il paese del Cappone

Dal territorio

Morozzo dalla mongolfiera | J. Aimo.

"Dal territorio": la pagina dedicata ai 17 comuni delle Aree Protette Alpi Marittime. Uno spazio per presentare le azioni e i progetti degli Enti locali che costituiscono i nostri Parchi e Riserve. L'appuntamento con "Dal territorio" di questa settimana è con il sindaco di Morozzo Mauro Fissore.


Dall’alto, Morozzo appare come un “patchwork” lambito da due baffi verde scuro. Tanti tasselli colorati che esprimono la ricchezza di coltivazioni presenti, bagnate dai corsi del Pesio e del Brobbio parzialmente tutelati dalla “Riserva naturale Crava Morozzo”. Anticamente il territorio, ora comunale, andava dal Tanaro alla Valle Maudagna ed alla Valle Pesio. Era feudo dei Morozzo e di altri signori vassalli del Vescovo di Asti che furono promotori attraverso donazioni della fondazione nel 1173 della Certosa di Pesio. La nascita e l’espansione di Mondovì e di Cuneo ridimensionarono importanza e territorio dei Signori di Morozzo che tanto nel passato quanto oggi resta un’area “cerniera” tra comprensori geografici diversi e complementari: langa, monregalese e cuneese. Essere crocevia rappresenta un punto di forza per il piccolo comune di 2.000 abitanti, caratterizzato da una comunità vivace, ricca di associazioni di volontariato e con un tessuto economico sviluppato con imprese agricole, artigianali, molte delle quali legate al settore, e piccole industrie.
Morozzo ha anche un legame speciale con il mondo dei Parchi per la presenza della Riserva ma non è il solo. È importante sapere che nella cittadina, esattamente un secolo fa, nasceva Aldo Viglione: partigiano socialista, attivo in Valle Pesio nella “formazione R, Resistenza nel rinnovamento” del Capitano Cosa, consigliere e Presidente della Regione Piemonte. Fu un politico che lavorò per anni fianco a fianco con Luigi Rivalta pianificatore del territorio e del sistema regionale delle aree protette che nel 1975 venne tradotto in una legge, la n. 43, che fece scuola in Italia. Il primo Parco del Piemonte istituito proprio su richiesta di Viglione, nel 1978, fu quello della Valle Pesio, poi diventato “Parco del Marguareis”.
Forse non è un caso se oggi a guidare il comune di Morozzo da sette anni è Mauro Fissore, guardiaparco e responsabile del Servizio di Vigilanza delle Aree Protette Alpi Marittime che racconta e invita alla visita del suo Comune.

L’11 e 12 dicembre si svolgerà la Fiera nazionale del Cappone, un’edizione particolarmente importante perché alla vigilia del 100° anniversario quali sono le origini di questa tradizione?
Non c’è una data certa, ma pare che le origini risalgano al periodo napoleonico. A quel tempo era usanza che i mezzadri a Natale portassero in dono una coppia di capponi ai proprietari dei terreni o ai notabili cui dimostrare gratitudine. L’allevamento del cappone era un tratto distintivo della cultura contadina e appannaggio soprattutto delle donne, le “capunere”. Si trattava di un’attività marginale nell’ambito dell’economia dell’azienda agricola che riguardava in generale tutti gli avicoli da cortile. L’allevamento dei capponi negli anni ’80 ha iniziato però a declinare tanto che, nel 1999, Carlin Petrini con la felice intuizione di creare i Presidi Slow Food dedicò il primo proprio al “Cappone di Morozzo” che si alleva partendo dalla schiusa, a Pasqua, dei pulcini di “Gallina nostrana di Morozzo” biotipo scuro di Cuneo. Il riconoscimento del Presidio ha portato alla creazione del “Consorzio di tutela del Cappone di Morozzo e delle produzioni avicole tradizionali”. L’iniziativa è stata promossa dall’amministrazione comunale ed ha coinvolto anche altri comuni del circondario arrivando ora a 16 con il recente ingresso di quelli di Fossano, Bene Vagienna e Chiusa di Pesio. Le aziende sono circa 25. Un numero limitato perché l’allevamento richiede molta passione, sono infatti necessari almeno 220 giorni di cure a conclusione del ciclo di crescita e poi il disciplinare del Consorzio indica di disporre di una superficie di 5 metri quadri per animale, in recinti all’aperto sull’aia. Quella del Cappone, è una produzione di eccellenza. Mi piace definirlo “il tartufo con le piume”. L’allevamento rappresenta un’integrazione di reddito per l’agricoltore e ciò favorisce anche il mantenimento del paesaggio rurale e la qualità ambientale. Un motivo per cui abbiamo avviato un progetto di collaborazione con l’azienda agraria della scuola di Fossano-Cussanio che fa parte dell’Istituto di Istruzione Superiore di Stato “Umberto I” di Alba. Gli allievi alleveranno un certo numero di pulcini e poi il Consorzio li acquisterà a fine ciclo. Un modo per far crescere la passione nei giovani in questa attività avicola e tramandare la tradizione del “Cappone di Morozzo”, un prodotto identitario della nostra terra, celebre nel mondo gastronomico ad alti livelli grazie alla serietà con cui si è lavorato negli anni e soprattutto per la passione degli allevatori.

Come si riconosce e dove si acquista il vero Cappone di Morozzo?
Ha piumaggio lucido e variopinto, sinonimo di buona salute, testa piccola di colore giallo-arancio, le zampe molto sottili ed un peso medio di circa 2,5 kg. Il colore della pelle è giallo intenso, colore attribuito dall’alimentazione a base di mais soprattutto nella fase di affinamento. Per il benessere animale al cappone di Morozzo non vengono tagliate, com’era tradizione, né la cresta né i bargigli. Ogni soggetto porta alla zampa un anello numerato e inamovibile che è anche abbinato ad un cartellino riportante il nome dell’allevatore e l’indirizzo dell’azienda agricola in cui è cresciuto per la tracciabilità del capo.
Si acquista direttamente in azienda, nelle macellerie del paese o sul sito del Consorzio: www.capponedimorozzo.it La nostra amministrazione sta puntando, con il Consorzio, anche alla valorizzazione dell’allevamento della gallina giovane, la “Pula ‘d Murus” (Pula di Morozzo) che si commercializza prima che faccia le uova. È la sorella del cappone, nata dalla stessa covata, che ha il pregio di poter essere portata in tavola tutto l’anno offrendo al consumatore un prodotto di alta qualità ad un prezzo più vantaggioso.

Altri prodotti locali?
Il Caseificio artigianale Morozzese che produce “La Morozzella” (mozzarella fior di latte vaccino) e altri prodotti caseari di qualità. La pasticceria, della famiglia Comino, che produce i “Baci del Cappone” e altre squisitezze. E infine, due macellerie: Boetti e Mellano, che commercializzano oltre al Cappone le migliori carni di razza Piemontese provenienti dagli allevatori del territorio comunale.

I monumenti di interesse turistico del territorio comunale?
Il santuario della Madonna del Brichetto che sulle pareti del presbiterio e su parte della navata ha affreschi eseguiti nel 1491 da Giovanni Mazzucco. Sono dedicati alla Vita della Vergine. A breve sarà ristrutturata la Via Crucis i cui piloni risalgono a fine ‘800. Di rilievo è anche la cappella di Santo Stefano che nel catino absidale ospita un ciclo di affreschi (XV secolo) sulla vita del santo che con modalità del tutto analoghe ritroviamo curiosamente anche nel Duomo di Prato in Toscana. Durante la Fiera del Cappone per far scoprire i nostri tesori agli ospiti di Morozzo sono in programma delle visite guidate. In altri periodi ci si può rivolgere alle associazioni Volontari dell’arte di Mondovì e Antibo Terra dei Bagienni di Beinette.

E poi c’è la Riserva naturale di Crava Morozzo
È un’importante area protetta affidata all’Ente di gestione delle Aree Protette Alpi Marittime per il quale lavoro che ha la peculiarità di essere nata in una zona di bacini artificiali per la produzione idroelettrica costruiti negli anni Venti del secolo scorso e ancora attivi e sfruttati da Enel Green Power. L’attività non ha impedito che il sito nel tempo sia diventato un habitat molto importante per l’avifauna stanziale e migratrice. Sono oltre 200 le specie di uccelli che frequentano questo ambiente che si è naturalizzato nel tempo. L’associazione Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) sede di Cuneo, scelse questa zona per istituire nel 1979 la sua prima Oasi in Italia. Dal 1987 è diventata Riserva naturale regionale.
Di pregio è anche l’aspetto vegetazionale soprattutto per la presenza di querco-carpineti, testimonianza dell’antica copertura forestale planiziale, ambiente di elevato interesse naturalistico - tutelato dalla Direttiva Habitat nell’ambito di Rete Natura 2000 - e storico. Tra le specie arboree più significative vi è l’olmo bianco o ciliato (Ulmus laevis) che qui si è salvato dallo sterminio della graffiosi, una parassitosi che ha praticamente estinto tutti gli altri olmi.

Che importanza riveste per il Comune la Riserva?
Insieme al Cappone la Riserva è l'elemento per cui Morozzo è conosciuto al di fuori dello stretto ambito locale. Per noi amministratori è quindi importante lavorare con l’Ente Parco per valorizzare sempre di più l’area protetta.
La Riserva è inoltre una grande aula didattica all’aperto per le scuole locali che hanno l’opportunità di avere sotto gli occhi di una realtà che evolve nel corso delle stagioni e permette di approfondire diversi temi a contatto con la natura. Tutto ciò si unisce al fatto che è sempre più considerato dai residenti come un polmone verde, un parco a disposizione dei cittadini morozzesi di cui abbiamo fatto tesoro specialmente dopo la recente pandemia.

Sul territorio si notano segnaletica e bacheche degli “Itinerari della salute” di cosa di tratta?
È un progetto, denominato “Comuni in Rete – cominciamo dalla Salute” finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e poi integrato con un altro progetto “Comuni in forma” della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, che abbiamo sviluppato in collaborazione con otto comuni che hanno aderito all’iniziativa (“Comuni In Rete - Cominciamo dalla Salute”): Morozzo, Beinette, Castelletto Stura, Chiusa di Pesio, Margarita, Montanera, Pianfei, Rocca de Baldi. Con l’iniziativa sono stati individuati itinerari per un totale di circa 200 km da percorrere a piedi o in bicicletta, al fine di favorire fra la popolazione l’attività fisica a vantaggio della salute, l’interscambio tra i comuni e il collegamento con il Parco fluviale Gesso Stura. Sono state gettate le basi anche per nuovi progetti come quello di arrivare a Mondovì che è servita dalla ferrovia e quindi per attrarre cicloturisti nella nostra zona, provenienti da ogni dove, in questi ultimi tempi molti turisti stranieri si sono già avvalsi di questa possibilità.
Per seguire i percorsi è sufficiente inquadrare il Qr-code sulla segnaletica che è linkato al sito del Comune dove sono riportate le descrizioni e le informazioni sulla zona. Gli itinerari sono stati anche caricati su Outdooractive, applicazione per smartphone molto diffusa all’estero.

A quale progetto importante sta lavorando?
Vogliamo recuperare con un investimento di oltre 2 milioni di euro la Cascina San Quirico di proprietà della “Fondazione Opera Pia Peyrone” di Morozzo con cui abbiamo sottoscritto una convenzione di 50 anni. L’utilizzo della struttura è funzionale ad ospitare un macello per il cappone per il quale abbiamo già ottenuto i primi contributi dalla Fondazione Cassa Risparmio di Cuneo utili all’avvio lavori. Il passo successivo sarà di aprire un punto vendita del cappone e degli altri prodotti agricoli locali. Una vetrina che ci aiuterebbe ad intercettare meglio i flussi del turismo internazionale che frequenta la vicinissima Langa e apprezza la qualità dei nostri prodotti di eccellenza. Nei locali della cascina si vorrebbe realizzare anche un ostello autogestito per offrire ospitalità ai fruitori degli itinerari cicloturistici, escursionistici e della Riserva.
La parte di progetto più ambiziosa è la creazione di un Centro studi degli avicoli domestici e anche quelli selvatici perché la cascina sorge sui confini della Riserva naturale che potrebbe diventare un’area per la didattica applicata e per le osservazioni ornitologiche. In questa direzione abbiamo siglato progetto di intenti con l’Università di Torino, Dipartimento di Medicina Veterinaria per avere un corso di specializzazione di veterinari avicoli. Anche questa iniziativa si colloca nella prospettiva di avvicinare i giovani alla pratica dell’allevamento di specie avicole tradizionali da cortile.
L’obiettivo della mia amministrazione è di arrivare entro la fine del mandato a cominciare la realizzazione dei primi lotti di recupero della Cascina San Quirico e di creare le condizioni per il completamento del progetto.

È complesso rivestire congiuntamente il ruolo di sindaco e di guardiaparco?
Per me non è mai stato un problema. Poteva esserlo a livello elettorale per alcuni aspetti ma così non è stato. Lavorare nel Parco mi dà la consapevolezza in qualità di amministratore locale delle potenzialità che ha un territorio inserito nel sistema regionale delle aree protette. Morozzo è un comune rurale e l’agricoltura, come la Riserva stessa, mette al centro la qualità dell’aria, dell’acqua, dell’ambiente in generale ed in conseguenza della salute pubblica. Non sono realtà contrapposte ma complementari che possono crescere insieme. Essere dipendente di un Parco e conoscere a fondo una realtà facilita che questo processo avvenga a beneficio del territorio e dei cittadini.


Pubblicata il 07/12/2022
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