Marguareis: Grotte e carsismo

Il Marguareis sotterraneo

Come scrive Andrea Gobetti, speleologo e scrittore, "la prima montagna è quella che puoi vedere e anche amare perdutamente dopo un giorno soltanto. Per conoscere la seconda, la montagna buia che le sta nel cuore, ci vuole del tempo, e Tempo si chiama chi l’ha progettata. La terza sta oltre la seconda e di lei si sa soltanto che non la conosce nessuno". Ma come si sono formate le grotte? E perché proprio qui? Perché c'erano le condizioni adatte. Vediamo quali.

Sedimento su sedimento, nel corso di milioni di anni, si sono formati i calcari del massiccio del Marguareis - un altopiano di roccia calcarea permeabile all’acqua - e il basamento impermeabile su cui poggia. Una situazione estremamente favorevole allo sviluppo del fenomeno carsico: l’acqua nel corso del tempo ha inciso e scavato queste montagne “dal cuore tenero” fino a incontrare lo strato impermeabile sottostante, dando vita a un imponente complesso sotterraneo - uno degli esempi più suggestivi di carsismo d’alta quota d’Italia e d’Europa, con oltre cento grotte esplorate. I due sistemi ipogei più famosi e più esplorati sono Piaggiabella (oltre 43 km di sviluppo) e Labassa (14 km). Tra le forme più caratteristiche del paesaggio carsico ci sono i pozzi a neve, voragini nella roccia calcarea profonde alcuni metri che si restringono al fondo con accumuli di neve. Presenti un po’ ovunque nel massiccio, sono numerosi Conca del Solai e nella Conca delle Carsene. Gallerie e pozzi sono le forme con cui si manifestano gli ingressi di complesse e profonde cavità: sono il frutto del lavorìo millenario precedente l’ultima glaciazione e in seguito venuto alla luce grazie all’erosione. L’esempio più classico di cavità “decapitate” sono le condotte venute a giorno come la Grotta di Labassa nella Gola della Chiusetta e l’ingresso dell’Arma delle Mastrelle. Diffuse e facili da riconoscere sono le doline, depressioni chiuse, erbose o rocciose di forma generalmente tonda. Altrettanto caratteristici sono i lapiaz o campi solcati: scanalature nella roccia incise dall’acqua che ricordano il passaggio di un carro nel fango. Se ne trovano bellissimi esempi sui calcari giurassici della Piana del Solai (alta Val Tanaro), a monte del Gias Gruppetti (alta Val Ellero), a nord di Pian Ballàur (Vallone del Biecài) e nella parte mediana della Conca delle Carsene (alta Val Pesio).